La Rari una grande famiglia

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La Rari ed il pulmino
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Il viaggio nei 30 anni in Serie A della Rari prosegue oggi con i ricordi di Adriano Zunino.

Sono nato il 6 marzo del 1960.

Nel mondo “acquatico” sono stato reclutato dal compianto Dott. Giovanni Selis che diceva a mio padre: “Sunin, se fai venire tuo figlio in piscina gli faccio venire due spalle così!”…

Nel giugno del 1972, nella piscina non riscaldata dei Bagni Sport di Albissola Marina, vinsi la fase regionale dei Giochi della Gioventù e andai a Roma per le finali nazionali di nuoto. A settembre dello stesso anno inaugurarono la piscina coperta di Savona: per qualche mese mi allenai per il nuoto (rana) per poi passare alla pallanuoto nei primi mesi del ’73.

Con la Rari, contro lo Sturla, giocai a Savona la mia prima partita, di cui ricordo ancora il risultato allora disastroso: 20 a 0 per i genovesi ! In tempi relativamente brevi, però, capovolgemmo quel risultato n nostro favore.

Da lì cominciò la mia avventura con la Rari Nantes durata ben 17 anni.

La società era agli inizi e quel periodo era caratterizzato certo dalle difficoltà, organizzative ed economiche, ma anche da un grande entusiasmo e da una straordinaria capacità di adattamento e impegno, se non di vero e proprio sacrificio in alcune circostanze, che ci permise di raggiungere risultati eccellenti, partendo semplicemente da un gruppo di ragazzi e di uomini volenterosi e appassionati.

E’, quindi, con grande emozione che mi tornano alla mente molti ricordi, che, al di là delle vicende squisitamente sportive, spesso sono legati a momenti di vita goliardica con i compagni di squadra e gli accompagnatori: come, ad esempio, l’ebbrezza della velocità che Bortoletto padre ci faceva provare quando alla guida della sua fiammante Lancia Delta ci accompagnava alle partite, oppure il sapore genuino del mitico zabaione della signora Beppa che chiudeva i semplici pranzi al sacco delle nostre prime spartane trasferte.

Un anno, prima delle finali giovanili, rimanemmo senza piscina, quindi, ci ritrovammo ad allenarci nella piscina dell’hotel S. Michele di Celle Ligure, che il grande Bertin ci mise a disposizione.

Ricordo con quali gioia e commozione a volte, a fine partita, i dirigenti al seguito della squadra si mettevano le mani in tasca e ci davano un premio partita inaspettato.

Ricordo divertito i “processi” di iniziazione e le inevitabili matricole con i conseguenti, improbabili tagli di capelli per coloro che esordivano in prima squadra, le settimane passate in Ungheria per migliorarci giocando contro le più forti squadre magiare, le partite ufficiali giocate ancora in mare nelle acque dei porti di Arenzano ed Imperia, o in mare aperto contro l’Aragno di Pegli dove l’arbitro dirigeva la partita su una barca andando su e giù per il campo.

Con grande affetto ricordo il tifo e gli urli delle mamme, in testa l’inesauribile prima sostenitrice signora Sciacero, che erano il marchio di fabbrica della tifoseria savonese. Erano diversi i bar (Minerva, Testa, Holiday, Grog) che organizzavano, al seguito della squadra, pullman di tifosi che erano davvero per noi “l’uomo in più” in campo.

I ricordi vanno anche a mio padre che, durante le partite casalinghe, stava in piedi in un angolo al bordo della vasca e seguiva le azioni in modo apparentemente distaccato, ma poi correva, a fine incontro, a dare notizie ai suoi amici dell’Avis, magari vantandosi della prestazione di suo figlio.

Sovente, a fine partita, giocatori, fidanzate, genitori e dirigenti ci ritrovavamo a mangiare una semplice pizza tutti insieme come se fossimo stati un’unica grande famiglia: che momenti belli ed indimenticabili !

Abbiamo iniziato un’attività sportiva senza stabilire delle mete, ma neanche dei limiti, vivendola con dedizione, rigore generosità e con quella sana incoscienza che non ci precludeva alcun risultato o traguardo.

Oggi sono un marito innamorato con due figli stupendi, faccio il medico dentista e l’omeopata con la stessa gioia con cui per tanti anni ho fatto pallanuoto. Mi sento di ringraziare questo sport perché mi ha permesso di sfogare le tensioni derivanti dalle ore di studio universitario; i numerosi e duri allenamenti settimanali hanno sviluppato la tenacia e la resistenza alla sofferenza; i risultati che ne sono conseguiti hanno rafforzato la fiducia in me stesso.

Il caso ha voluto che, in concomitanza con il trentesimo anno della Rari in Serie A, due colonne della dirigenza, Alberto Falco e Franco Sciacero, ci abbiano lasciato. Insieme a Giovanni Selis, Luigi Rolandi e Pietro Bortoletto, mi sento di ringraziarli per l’esempio che ci hanno sempre dato, ed ancora oggi per averci riuniti tutti per l’ultimo saluto, facendoci provare emozioni forti che solo una famiglia allargata come è sempre stata la Rari poteva far provare.

E’ con un po’ di commozione che sento la necessità di terminare qui questo mio viaggio nel passato perché i ricordi più belli sono davvero troppi per poterli riassumere tutti …

Auguro a tutti i giovani che vivono oggi l’esperienza sportiva nella Rari di provare tante intense emozioni come è successo a me e di non mettere limiti ai loro sogni.

Adriano Zunino

(La foto in alto si riferisce ad un torneo in mare giocato nel 1973 dalla squadra Esordienti. Adriano Zunino è il secondo in piedi da destra)

1975: la formazione che conquistò la promozione in Serie B. Adriano Zunino è il terzo in basso da sinistra

1976: la formazione che vinse il Campionato Allievi. Adriano Zunino è il primo in piedi da sinistra

1981: la Rari che conquistò la promozione in Serie A1. Adriano Zunino è il quarto in piedi da sinistra

1982: la Rari che disputò il primo campionato in Serie A 1. Adriano Zunino è il quarto in alto da sinistra.