La Rari e la 500 di Bubu Buscaglia

La Rari di Alberto Falco
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La Rari ed il primo straniero
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Oggi ci racconta la sua Rari Raffaele Di Noia, già giocatore ed allenatore biancorosso ed ora affermato giornalista sportivo.

“Stanno arrivando! Stanno arrivando!”.

Il primo ricordo che ho della Rari è legato al pomeriggio di un’estate di metà anni ’70. Di fronte ai bagni Aurelia di Albissola – ed è legata a questo l’esclamazione di uno dei tanti famigliari presenti – un gruppo di papà e mamme stava aspettando il ritorno da Roma di una squadra di ragazzini che, di lì a qualche anno, avrebbe stupito tutto il mondo della pallanuoto. Sotto la guida di Claudio Mistrangelo si erano appena laureati campioni d’Italia vincendo i Giochi della Gioventù. Nell’atmosfera di festa che di lì a poco ne seguì, ciascuno dei presenti ebbe la convinzione che quel successo non sarebbe stato una parentesi fine a se stessa. Prima ancora di diventare una squadra vincente in vasca, infatti, la Rari era un gruppo granitico già al suo esterno e nelle sue radici più profonde. La vera forza di quel gruppo che ha strabiliato tutti era già lì. Ripensare ora a quegli anni fa venire in mente il sacrificio di tanti, su tutti Giovanni Selis, il mitico ‘dottor Selis’, che si mettevano a pulire il piano vasca al termine di allenamenti in notturna nella piscina di piazzale Eroe dei Due Mondi così come mettevano a disposizione automobili, preparavano cartellini, portavano merende o davano un contributo spesso ‘eroico’ alla causa Rari. Un esempio? La Fiat 500 di Giovanni Battista ‘Bubba’ Buscaglia – allora giovane studente in medicina e altrettanto giovane tecnico – stipata di bambini si avviava verso Voltri per far partecipare i più piccoli all’allora trofeo Koala. Non è stato l’unico. Lo stesso fecero altri allenatori come Franco Bruno, altro vincitore dei Giochi della Gioventù, oppure Otello Bragantini e Carlo Salino, e chi condivise quegli inizi pionieristici. Inutile dire che il primo a dare l’esempio in tal senso fu, come sempre e come è ormai indissolubilmente nella storia della Rari, Claudio Mistrangelo. Il suo carisma e la sua voglia di credere in questa realtà (basti pensare che fece qualcosa come 1000 chilometri in macchina per assistere ai Mondiali di Berlino ’78) già allora fu per tante persone il collante della volontà di condividere assieme uno sport (allora pressoché sconosciuto e ritenuto ‘da poveri’ mentre ora è diventato uno sport ‘povero’ giocato per lo più da ricchi) e un’avventura umana importante. I fatti gli danno tutt’oggi ragione. Così come la mentalità trasmessa a tutto il club. Nella stessa estate in cui la Rari salì in serie A, nel 1981, ci furono anche i campionati Europei a Spalato. Il primo goal in Nazionale dell’allora esordiente Andrea Pisano fu per tutti una rete segnata da ciascuno di noi. Evito di addentrarmi nel racconto degli atleti che hanno contribuito a tutti i livelli a rendere grande questa società. La storia della Rari è stata ed è piena di grandi atleti. Lo è stata ancora di più, però, di figure dal valore umano eccezionale. Ricordarli tutti è pressoché impossibile. Personalmente sono rimasto legato proprio a quelli della prima ora. A chi cioè, come Selis, ha messo nella Rari una parte di sé enorme ed importantissima. Da piccolo guardavo ammirato Bruno Pisano compiere salti da portiere di calcio di serie A (nel Cagliari) ancora in attività e giocare con la sigaretta. Non so ancora adesso come riuscisse a far finta di inghiottirla, accesa, per poi farla riapparire poco dopo tra le labbra. Non si poteva e non si può non volere bene al grande Bruno così come non si poteva evitare di farlo nei confronti di chi – Francesco Sciacero, Bertin Falco, Luigi Rolandi e Pietro Bortoletto – a questa società ha dato un contributo enorme al di là del fatto che i propri figli vi giocassero o meno. In questo senso la Rari ha saputo ‘far nascere’ anche figure ancora più eccezionali come Mimmo Chiriaco. Impossibile quantificare i chilometri fatti alla guida (ricordo tra i tanti tragitti un Pescara-Savona con partenza dall’Abruzzo alle dieci di sera e arrivo all’alba e sempre lui alla guida), gli incoraggiamenti infiniti e i sacrifici sopportati in nome soltanto di una passione. Una passione che – ma è ovviamente una considerazione personale – ho trovato solo scalfita negli anni della Rari dei primi anni ’90. Non certo per rancore sportivo (da avversario era un onore e uno stimolo eccezionale giocare contro quella Rari) quanto per stile. Non vedevo le pon pon girl a bordo vasca e le presentazioni all’americana in linea con quegli inizi eroici. Per fortuna il tempo ha fatto prevalere quel solco iniziale. La Rari per me è sempre lì. Come una compagna pensata e seguita sempre con affetto nonostante qualche litigio, mille soddisfazioni e l’inevitabile tempo che scorre rapido. Trent’anni sono stati davvero un attimo.

Raffaele Di Noia

(Nella foto in alto la Rari 1985 allenata da Lino Repetto. Raffaele Di Noia è il secondo in basso da sinistra).

Curriculum

Raffaele Di Noia ha vinto con la Rari come giocatore la Coppa Italia nel 1993 e, sempre nello stesso anno, ha conquistato il secondo posto nel Campionato di Serie A1. Con le Nazionali giovanili ha partecipato a diverse competizioni tra cui il Torneo 6 Nazioni ad Atene nel 1986 dove è stato eletto miglior giocatore del torneo. Appesa la calottina al chiodo Di Noia ha allenato per diversi anni le formazioni giovanili della Rari Nantes Savona e nel 2000 ha vinto lo Scudetto con la squadra Ragazzi. Dal 2002 è giornalista del Secolo XIX redazione di Savona.

La Rari 1986: in alto da sinistra Bortoletto, Mistrangelo, Petronelli, Di Noia S., Bertolotti M., Pisano, Zunino, Crapiz, Sciacero. In basso da sinistra Chiriaco, Gagliardo, Falco F., Di Noia Raffaele, Damiano, La Cava, Somossy.

La Rari 1988: in alto da sinistra Petronelli, Crapiz, Zunino, Udvardi, Mistrangelo, Pisano, Sciacero. In basso da sinistra Di Noia Raffaele, Polipodio, Gagliardo, La Cava, Borsarelli, Falco F., Scotti Galletta.